sabato 24 ottobre 2009
domenica 6 settembre 2009
mercoledì 19 agosto 2009
Fernanda Pivano
Ah, la vecchiaia. Gli anni che pesano. Le parole cariche di amara rassegnazione di Guido Ceronetti, alle quali ha risposto con affettuoso ottimismo Arrigo Levi, mi hanno costretto a pensare, ancora una volta, alla mia di vecchiaia. A interrogarmi. E a scavare un po' nella memoria.
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| Fernanda Pivano con Alice B. Toklas |
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| Fernanda Pivano con Allen Ginsberg |
Ma se penso ad Henry Miller, penso che anche un genio come lui se n' è andato troppo presto. E di anni ne aveva 88. Non ho mai voluto accettare le malattie dell' età e ne ho le scatole piene di dover prendere tutte queste pastiglie che i medici mi prescrivono. Ho sempre cercato di vivere di passioni e tutto questo mi riporta solo alla disperazione dei miei 92 anni, con le vene che non reggono la pressione di una semplice iniezione. Ma grazie a Dio ci sono questi ragazzi di 18 anni che mi mandano le loro poesie, i loro racconti, i loro auguri e mi chiedono suggerimenti su come fare a superare le tragedie della vita. Ahimè. A 92 anni ancora non so cosa rispondere. Dico loro di sperare. Di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno. E proprio questi giovani sono una grande, meravigliosa, consolazione. Il segno che qualcosa di ciò che hai fatto ha lasciato un piccolo segno, un piccolo seme.
Posso confidarvi che l' ultima volta che ho incontrato Gore Vidal per la presentazione di un suo libro, nel gennaio 2007, io ero appena uscita da un ricovero in ospedale e lui camminava aiutandosi con un bastone. Ma a cena, quando gli ho chiesto cosa potremmo fare insieme, lui mi ha risposto: «Let' s make a baby - facciamo un bambino». Forse è questo il segreto per riuscire a sopravvivere anche a questa età. Forse è questo il segreto del vecchio Suonatore Jones delloSpoon River caro alla mia giovinezza «che giocò con la vita per tutti i novant'anni»
Fernanda Pivano
Corriere della sera - 18 agosto 2009
martedì 18 agosto 2009
LACRIME D'INVIDIA di Massimo Gramellini
domenica 16 agosto 2009
"La salute dell'ambiente" di Giovanni Sartori
Passa un Ferragosto, passa l’altro, torno sempre al tema dell’ambiente e del clima. Chi la dura la vince, dice il proverbio. Speriamo che sia vero.
Che tempo fa? Che tempo farà? E’ quel che ogni giorno vien spiegato e previsto dai meteorologi. Qual è il clima, e cosa succede del clima, è invece una domanda del tutto diversa che verte, nel lungo periodo, sulle condizioni di siccità, calore, inquinamento e vivibilità del nostro pianeta. Eppure moltissime persone confondono le due cose. L’anno scorso — dicono — ha piovuto poco e ha fatto molto caldo; ma quest’anno ha piovuto molto e siamo stati bene. Dunque — concludono — quelle dei climatologi sono balle. E se la pensa così anche un bravo giornalista come Pietro Calabrese, mi tocca di rispiegare tutto daccapo.
L’indicatore più ovvio del riscaldamento climatico è che i ghiacciai si stanno sciogliendo, con una velocità imprevista, dappertutto: in Asia, Africa, Europa, sulle Ande, ai Poli. Abbiamo poi misure precise della quantità crescente di anidride carbonica e di altri gas serra nell’atmosfera. Pertanto la disputa non è più sul riscaldamento del clima terrestre — il fatto è indubbio —ma sulle sue cause.
Chi dubita che la causa prima, primaria, «siamo noi», ricorda che i cicli di riscaldamento e di raffreddamento della Terra sono sempre avvenuti, e quindi che possono soltanto dipendere da cause astronomiche. Sì, ma nel ciclo che stiamo vivendo sono entrate due nuove variabili: la società industriale, che è fortemente inquinante, e un gigantesco «salto» in popolazione. E l’entrata in gioco di questi due nuovi fattori inficia le analogie con il passato. Tantovero che la stragrande maggioranza degli studiosi ritiene che il riscaldamento in corso non appartiene alla naturale variabilità del clima.
Beninteso la scienza non è mai unanime. C’è ancora chi nega, per esempio, che il virus dell’Hiv sia la causa dell’Aids. Inoltre, e soprattutto, il problema del clima e dell’ambiente è davvero un macro- problema, tanto grande e complesso da non consentirci di stabilire chi sia un competente e chi no, chi abbia davvero voce in capitolo e chi no. Ma non c’è dubbio che la scienza nel suo complesso punti il dito su un malfare e strafare dell’uomo, su cause «antropiche». Ciò posto, a che punto siamo?
La buona notizia è che ci siamo liberati del «texano tossico», del nefasto ex presidente Bush, e che il suo successore Obama ha già fatto approvare dal Congresso una severa legge anti-inquinamento che prevede una riduzione dei gas serra dell’83% entro il 2050. E l’America è un Paese che quando si mobilita, si mobilita sul serio. Anche l’Unione europea si è convinta, e propone la formula del 20-20-20 (meno 20% di emissioni di anidride carbonica, più 20% di efficienza energetica, più 20% da fonti di energia rinnovabili). Ma Berlusconi è come Bush, Berlusconi non ci sta. Combatte persino le esigue (e insufficientissime) riduzioni imposte dal protocollo di Kyoto; e a dicembre ha brutalmente dichiarato a Bruxelles: «Trovo assurdo parlare di emissioni quando è in atto una crisi». Sì, ma no. Perché una catastrofe ecologica sarebbe mille volte più grave della crisi in atto.
Giovanni Sartori
Corriere della sera - 15 agosto 2009



