mercoledì 11 aprile 2007
martedì 6 marzo 2007
I nomi dei minerali mi affascinavano in modo particolare – il loro suono, le loro associazioni, il loro modo di trasmettere un’idea di genti e luoghi. I nomi più lontani nel tempo davano un senso di antichità e alchimia: corindone e galena, orpimento e realgar. (Orpimento e realgar, due solfuri di arsenico, si legavano eufonicamente, e mi facevano pensare a una coppia dell’opera, come Tristano e Isotta). Poi c’erano le piriti, l’oro degli sciocchi, in cubi vistosi e metallici, e il calcedonio, il rubino, lo zaffiro e lo spinello. Zircone aveva un suono orientaleggiante, calomelano aveva un che di greco quella sua dolcezza melliflua, quel suo “mel”, smentiti dalla tossicità. C’era il sale ammoniaco, cloruro d’ammonio, che suonava medioevale. E poi c’erano ancora il cinabro, il pesante solfuro di mercurio rosso, e il massicot e il minio, i due ossidi gemelli del piombo.
Alcuni minerali, poi, prendevano il nome da persone. Uno dei più comuni, responsabile di gran parte del colore rosso esistente al mondo, era l’idrossido di ferro denominato goethite. Era semplicemente in onore di Goethe, oppure era stato scoperto proprio da lui? Avevo letto che Goethe aveva una passione per la mineralogia e la chimica. Molti minerali presero il nome di chimici famosi, c’è la gaylussite, la scheelite, la berzelianite, la bunsenite, la liebigite, la crookesite e la splendida, prismatica proustite, di color grigio argento e dai riflessi rossi. La samarskite prendeva il nome dal colonnello Samarski, un ingegnere minerario. C’erano poi altri nomi evocativi, con un carattere più specifico: per esempio la stolzite, un tungstato di piombo, e anche la scholzite. Chi erano Stolz e Scholz? I loro nomi mi sembravano molto prussiani, e questo, subito dopo la guerra, evocava sentimenti antitedeschi. Immaginavo Stolz e Scholz come ufficiali nazisti dalla voce abbaiante, con bastone da stocco e monocolo.
Altri nomi mi affascinavano semplicemente per il loro suono o per le immagini che evocavano. Mi piacevano le parole derivanti dalle lingue classiche, come diasporo, anatasio, microlite e policrasio, e il fatto che descrivessero semplici caratteristiche: la forma, il colore e le geometrie dei cristalli e le proprietà ottiche dei minerali. Uno dei miei grandi favoriti era la criolite, «pietra di ghiaccio», proveniente dalla Groenlandia, con un indice di rifrazione talmente basso che era trasparente, quasi spettrale e, proprio come il ghiaccio, invisibile nell’acqua.
Molti elementi devono il loro nome al folclore o alla mitologia, ed esso a volte rivela un poco della loro storia. Un kobold era un folletto o uno spirito maligno, un nickel era un demone: entrambi i termini erano usati dai minatori sassoni quando i minerali del cobalto e del nichel si dimostravano infidi e non cedevano quanto avrebbero dovuto. Il nome tantalio evocava l’immagine di Tantalo, nell’Inferno, torturato dalla vista dell’acqua che si ritraeva ogni qualvolta egli si chinava per bere; l’elemento ricevette quel nome, stando a quanto lessi, perché il suo ossido non riusciva a “bere l’acqua”, in altre parole, era incapace di dissolversi negli acidi. Il niobio prese il nome da Niobe, la figlia di Tantalo, perché i due elementi erano sempre rinvenuti insieme. (I miei libri risalenti agli anni intorno al 1860 elencavano, in questa famiglia, anche un terzo elemento, il pelopio, Pelope era il figlio di Tantalo, che il padre cucinò e servì agli dèi; in seguito, però, ci si avvide che quest’ultimo elemento non esisteva).
Altri elementi avevano nomi astronomici. C’era l’uranio, scoperto nel diciottesimo secolo e che portava il nome del pianeta Urano; qualche anno dopo il palladio e il cerio furono così chiamati per associazione con Pallade e Cerere, due asteroidi di recente scoperta. Il tellurio aveva un bel nome greco legato alla Terra, e venne spontaneo, quando si scoprì il suo analogo più leggero, chiamarlo selenio, allacciandolo così alla Luna.
Alcuni minerali, poi, prendevano il nome da persone. Uno dei più comuni, responsabile di gran parte del colore rosso esistente al mondo, era l’idrossido di ferro denominato goethite. Era semplicemente in onore di Goethe, oppure era stato scoperto proprio da lui? Avevo letto che Goethe aveva una passione per la mineralogia e la chimica. Molti minerali presero il nome di chimici famosi, c’è la gaylussite, la scheelite, la berzelianite, la bunsenite, la liebigite, la crookesite e la splendida, prismatica proustite, di color grigio argento e dai riflessi rossi. La samarskite prendeva il nome dal colonnello Samarski, un ingegnere minerario. C’erano poi altri nomi evocativi, con un carattere più specifico: per esempio la stolzite, un tungstato di piombo, e anche la scholzite. Chi erano Stolz e Scholz? I loro nomi mi sembravano molto prussiani, e questo, subito dopo la guerra, evocava sentimenti antitedeschi. Immaginavo Stolz e Scholz come ufficiali nazisti dalla voce abbaiante, con bastone da stocco e monocolo.
Altri nomi mi affascinavano semplicemente per il loro suono o per le immagini che evocavano. Mi piacevano le parole derivanti dalle lingue classiche, come diasporo, anatasio, microlite e policrasio, e il fatto che descrivessero semplici caratteristiche: la forma, il colore e le geometrie dei cristalli e le proprietà ottiche dei minerali. Uno dei miei grandi favoriti era la criolite, «pietra di ghiaccio», proveniente dalla Groenlandia, con un indice di rifrazione talmente basso che era trasparente, quasi spettrale e, proprio come il ghiaccio, invisibile nell’acqua.
Molti elementi devono il loro nome al folclore o alla mitologia, ed esso a volte rivela un poco della loro storia. Un kobold era un folletto o uno spirito maligno, un nickel era un demone: entrambi i termini erano usati dai minatori sassoni quando i minerali del cobalto e del nichel si dimostravano infidi e non cedevano quanto avrebbero dovuto. Il nome tantalio evocava l’immagine di Tantalo, nell’Inferno, torturato dalla vista dell’acqua che si ritraeva ogni qualvolta egli si chinava per bere; l’elemento ricevette quel nome, stando a quanto lessi, perché il suo ossido non riusciva a “bere l’acqua”, in altre parole, era incapace di dissolversi negli acidi. Il niobio prese il nome da Niobe, la figlia di Tantalo, perché i due elementi erano sempre rinvenuti insieme. (I miei libri risalenti agli anni intorno al 1860 elencavano, in questa famiglia, anche un terzo elemento, il pelopio, Pelope era il figlio di Tantalo, che il padre cucinò e servì agli dèi; in seguito, però, ci si avvide che quest’ultimo elemento non esisteva).
Altri elementi avevano nomi astronomici. C’era l’uranio, scoperto nel diciottesimo secolo e che portava il nome del pianeta Urano; qualche anno dopo il palladio e il cerio furono così chiamati per associazione con Pallade e Cerere, due asteroidi di recente scoperta. Il tellurio aveva un bel nome greco legato alla Terra, e venne spontaneo, quando si scoprì il suo analogo più leggero, chiamarlo selenio, allacciandolo così alla Luna.
Oliver Sacks - Zio Tungsteno
domenica 4 marzo 2007
mercoledì 28 febbraio 2007
lunedì 8 gennaio 2007
martedì 26 dicembre 2006
mercoledì 29 novembre 2006
mercoledì 8 novembre 2006
lunedì 23 ottobre 2006
domenica 1 ottobre 2006
lunedì 25 settembre 2006
giovedì 31 agosto 2006
domenica 13 agosto 2006
mercoledì 26 luglio 2006
domenica 18 giugno 2006
LIRE 26.900
[…] Pensi alla spietata selezione di “Padre Marketing”. Una volta esistevano sessanta varietà di mele: oggi ne sono rimaste tre (la golden, la verde e la rossa). Una volta i polli ci mettevano tre mesi a diventare adulti; oggi dall’uovo al pollo venduto in ipermercato passano solo 42 giorni e in condizioni atroci (25 bestie per metro quadrato, nutrite ad antibiotici e ansiolitici). Fino agli anni settanta si distinguevano dieci gusti diversi di camembert normanni; oggi al massimo tre (per via della normalizzazione del latte “pastorizzato”). Non è opera tua, ma questo è il tuo mondo. Nella Coca-Cola (10 miliardi di franchi di budget pubblicitario nel 1997) non si mette più coca, ma ci sono acido fosforico e acido citrico per farla sembrare dissetante e creare un’ assuefazione artificiale. Le mucche da latte sono alimentate con foraggio insilato (che fermenta e provoca cirrosi) e antibiotici. Gli antibiotici creano ceppi batterici resistenti, che sopravvivono poi nella carne venduta (per non parlare delle farine animali, causa dell’encefalopatia spongiforme bovina, su cui è inutile dilungarsi, visto che ormai riempie le pagine di tutti i giornali). Il latte di queste stesse vacche contiene sempre più diossine, dovute alla contaminazione dell’erba brucata. Anche ai pesci d’allevamento vengono fatte mangiare farine di pesce (nocive per loro quanto le farine di carne per i bovini) e antibiotici... In inverno le fragole transgeniche non gelano più grazie a un gene prelevato da un pesce dei mari freddi. Le manipolazioni genetiche introducono pollo nella patata, scorpione nel cotone, criceto nel tabacco, tabacco nella lattuga, uomo nel pomodoro.
Intanto un numero crescente di trentenni si ammala di cancro del rene, dell’utero, del seno, dell’ano, della tiroide, dell’intestino, dei testicoli e i medici non sanno perché. Nei bambini si sono osservati un aumento delle leucemie, una recrudescenza dei tumori cerebrali, epidemie di bronchioliti recidive nelle metropoli... Secondo il professor Luc Montagnier, la diffusione dell’Aids sarebbe dovuta non solo alla trasmissione del virus dell’Hiv (da lui scoperto), ma anche a una serie di concause “legate alla nostra civiltà”, tra le quali ha menzionato “l’inquinamento” e “l’alimentazione”, che indebolirebbero le nostre difese immunitarie. Ogni anno la qualità dello sperma peggiora: la fertilità umana è minacciata.
Questa civiltà, basata sui falsi desideri da te creati, è destinata a morire.
Dove lavori tu circolano molte informazioni: così scopri, per caso, che esistono lavatrici indistruttibili che nessun produttore vuole lanciare sul mercato; che un tizio ha inventato una calza che non si smaglia e una grande marca di collant gli ha comprato il brevetto per distruggerlo; che anche il pneumatico antiforo resta nei cassetti (a prezzo di migliaia di incidenti mortali ogni anno); che la lobby petrolifera fa tutto quanto in suo potere per ritardare la diffusione dell’automobile elettrica (con un aumento del tasso di anidride carbonica nell’atmosfera e conseguente riscaldamento del pianeta, il cosiddetto “effetto serra”, probabile causa di numerose catastrofi naturali previste da qui al 2050: uragani, scioglimento della calotta polare, innalzamento del livello del mare, cancri della pelle, maree nere); che il dentifricio è un prodotto inutile perché la pulizia dentaria dipende esclusivamente dalla spazzolatura, mentre la pasta serve solo a rinfrescare l’alito; che i detersivi per lavastoviglie si equivalgono tutti, tanto è la macchina che fa il lavaggio; che i compact disc si rigano quanto i vinili; che la carta stagnola è più contaminata dell’amianto; che la formula delle creme solari è rimasta invariata dal dopoguerra, nonostante la recrudescenza dei melanomi maligni (le creme solari proteggono dagli Uvb, ma non dai nocivi Uva); che le campagne pubblicitarie della Nestlé per rifilare latte in polvere ai neonati del Terzo Mondo hanno provocato milioni di morti (perché i genitori mescolavano il prodotto con acqua non potabile). […]
Intanto un numero crescente di trentenni si ammala di cancro del rene, dell’utero, del seno, dell’ano, della tiroide, dell’intestino, dei testicoli e i medici non sanno perché. Nei bambini si sono osservati un aumento delle leucemie, una recrudescenza dei tumori cerebrali, epidemie di bronchioliti recidive nelle metropoli... Secondo il professor Luc Montagnier, la diffusione dell’Aids sarebbe dovuta non solo alla trasmissione del virus dell’Hiv (da lui scoperto), ma anche a una serie di concause “legate alla nostra civiltà”, tra le quali ha menzionato “l’inquinamento” e “l’alimentazione”, che indebolirebbero le nostre difese immunitarie. Ogni anno la qualità dello sperma peggiora: la fertilità umana è minacciata.
Questa civiltà, basata sui falsi desideri da te creati, è destinata a morire.
Dove lavori tu circolano molte informazioni: così scopri, per caso, che esistono lavatrici indistruttibili che nessun produttore vuole lanciare sul mercato; che un tizio ha inventato una calza che non si smaglia e una grande marca di collant gli ha comprato il brevetto per distruggerlo; che anche il pneumatico antiforo resta nei cassetti (a prezzo di migliaia di incidenti mortali ogni anno); che la lobby petrolifera fa tutto quanto in suo potere per ritardare la diffusione dell’automobile elettrica (con un aumento del tasso di anidride carbonica nell’atmosfera e conseguente riscaldamento del pianeta, il cosiddetto “effetto serra”, probabile causa di numerose catastrofi naturali previste da qui al 2050: uragani, scioglimento della calotta polare, innalzamento del livello del mare, cancri della pelle, maree nere); che il dentifricio è un prodotto inutile perché la pulizia dentaria dipende esclusivamente dalla spazzolatura, mentre la pasta serve solo a rinfrescare l’alito; che i detersivi per lavastoviglie si equivalgono tutti, tanto è la macchina che fa il lavaggio; che i compact disc si rigano quanto i vinili; che la carta stagnola è più contaminata dell’amianto; che la formula delle creme solari è rimasta invariata dal dopoguerra, nonostante la recrudescenza dei melanomi maligni (le creme solari proteggono dagli Uvb, ma non dai nocivi Uva); che le campagne pubblicitarie della Nestlé per rifilare latte in polvere ai neonati del Terzo Mondo hanno provocato milioni di morti (perché i genitori mescolavano il prodotto con acqua non potabile). […]
venerdì 16 giugno 2006
lunedì 5 giugno 2006
sabato 6 maggio 2006
martedì 18 aprile 2006
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